pause.

Ogni tanto servono delle pause.

Pause dal mondo e dalla vita. Pause che comportano un viaggio, un’ allontanamento, il distacco dalla quotidianità, dalla noia che ovatta i pensieri e attanaglia le idee nuove. Perdersi per riprendersi, riprender se stessi dall’apatia.

Viaggi veloci ma che permettono di vivere più intensamente, come se si avesse paura di perdere anche quel poco che si riesce ad avere. Viaggiare fugacemente perché obbligati ma con il sano timore di lasciarselo alle spalle senza aver fatto niente per ricordarlo, per sentire dentro al proprio cuore vibrare quelle emozioni. Allora si vive con occhi diversi, più curiosi, più attenti.

Per assaporare quelle emozioni che con il tempo si affievoliscono.

Fino al giorno in cui si sente di aver bisogno di ripartire. In cui ci si sente pronti ad esserci di nuovo, con attenzioni diverse.

 

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persone, stazioni, incontri / People, stations, meetings

“Quante persone abbiamo conosciuto, di quante ne siamo a fianco veramente?

Poche, forse nessuna, perché proprio come in una stazione della vita spesso si fa un luogo di incontri ed incroci, di emozioni che arrivano e se vanno, a volte rapidamente. Succede perché lo si ritiene giusto, e lo si subisce quando si viene abbandonati. Perché nelle stazioni avviene l’incontro tra le persone magari inconsapevolmente, ma le persone s’incrociano. “

©Kanti Fadelli

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"How many people we met, of how much we are really next ?

Few, perhaps none, because just like in a station of life often becomes a place of encounters , crossings and emotions that come and if they go, sometimes quickly. It happens because it feels right , and it suffers when it is abandoned . Because the stations the encounter between people maybe unconsciously , but people intersect . "

© Kanti Fadelli

il mio libro, ancora inedito. Voci di chi non ha voce – my book, still unpublished. Voices of the voiceless

Lo ammetto, scrivere questo libro non è stato sempre facile, ma mi ha permesso di vedere, vivere situazioni che altrimenti non avrei avuto la possibilità di provare né sentire, di esserci.

Non avrei incontrato persone meravigliose per le quali oggi sono un po’ diversa da ieri, quando ancora non le conoscevo.

E sono stati proprio quei posti e discorsi, che alla fine, metabolizzati, mi hanno aiutata a scrivere: mi suggerivano le parole corrette, giuste. Proprio perché erano persone situazioni giuste al momento giusto.

Proprio perché ogni momento può essere quello giusto per capire, conoscere, essere consapevole se lo facciamo diventare quel momento: il momento.

Il momento in cui si ha lasciato fuori dalla nostra vita la, paura. ©Kanti Fadelli

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I admit, this book was not always easy, but it allowed me to see, live situations that otherwise would not have had the chance to try to hear and to be there.
I would not have met wonderful people for whom today are a bit ‘different from yesterday, when he still did not know.
It was precisely those places and speeches that eventually metabolized, helped me to write: I suggested the correct words, right. Just because people were situations at the right time.
Because every time may be right to understand, know, be aware if we do get that time: time.
The moment we left out of our lives, fear. ©Kanti Fadelli

il mio logo: la virgola

la mia virgola, segno indelebile di una punteggiatura che distanzia senza separare, che neppure scaraventa nella riga sotto con violenza.

una virgola che fa cambiare il significato della frase e del suo contenuto.

che fa riflettere quando incalza oppure lascia leggere veloci, fluentemente, un pensiero.

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my logo: the comma

my point, indelible mark of punctuation that distances without separating, who even throws in the line below with violence.

a comma that changes the meaning of the sentence and its contents.

sobering when presses or leaves read fast, fluent, a thought.

progetto fotografico: manichini / photo project: mannequins

persone, anzi no modelli inanimati, no fantocci, oppure modelli, o sagome. che incrociamo, che lasciamo mentre noi gli passiamo di fianco. che non consideriamo persone, perché non parlano, non ascoltano, non si siedono con noi a chiacchierare. Eppure, vedono, osservano, scrutano davanti a loro, con fierezza, coraggio, costanza. anche quando noi non abbiamo l’intenzione di guardare, quando preferiamo distogliere lo sguardo dall’altra parte.

Ma noi siamo persone, e loro soltanto del manichini. noi che li consideriamo senza occhi, né cuore, mentre invece sentono con entrambi e non hanno paura di guardare in fronte a se. ©Kanti Fadelli

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people , nay inanimate models , no puppets or models , or silhouettes. we meet , we leave as we spend the next . we don’t consider people , because they don’t speak , do not listen, do not sit with us to chat. Yet , they see , observe , stare in front of them , with pride , courage , constancy . even when we do not have the intention of looking , we prefer to look away when the other side . But we are people , and they alone of the mannequins . that we consider them without eyes , or heart , but instead feel with both and are not afraid to look in front of him . ©Kanti Fadelli

cosa potrebbero insegnarci dei manichini, affacciati alle vetrine, se solo guardassimo nella loro stessa direzione?